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Storia degli orecchini

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Orecchini, earrings, Pendientes, Boucles d’oreilles, イヤリン

Storia e curiosità

Come gli anelli le collane e i bracciali anche l’orecchino risale all’età del bronzo. In Egitto l’orecchino è principalmente un ornamento maschile  formato da un disco con catenelle. Molto più tardi, con l’ellenismo (323-31 a.C.), gli orecchini dovendo soddisfare una clientela più vasta e meno abbiente, assumono un carattere internazionale e Taranto, una delle città della Magna Grecia,  ha lasciato  moltissimidi esempi di questa produzione orafa, un esempio sono Il tipo a spirale decorato da motivi floreali in filigrana, che termina  in due piccole teste  umane o animalesche. Successivamente,nel periodo romano  l’orecchino era molto diffuso ad anello, di fili intrecciati o di lamina avvolta (chiusa all’estremità da due teste o busti animali) e quelli a spicchio di sfera lisci abbelliti con pietre o paste vitree. Ma l’orecchino ha anche un linguaggio e presso le popolazioni primitive lo portano donne, uomini e bambini, il prestigio però varia a seconda di chi li indossa. In Africa ogni cerimonia ha un orecchino. Nel Mali, ad esempio, prima dell’inizio del matrimonio e per allontanare qualsiasi maldicenza nei confronti della sposa, la madre infila diciotto orecchini nei lobi della figlia. In Kenia il rito della perforazione avviene con la circoncisione, oppure in occasione della cerimonia del passaggio dall’infanzia alla pubertà. Nell’Islam, invece, gli orecchini d’argento sono preferiti all’oro, in quanto metallo di preciso significato propiziatorio. Dalla Persia alla Turchia e dall’Afghanistan all’Egitto provengono sofisticati esemplari di orecchini smaltati, incastonati e decorati da turchesi, coralli, diamanti, perline e gemme di tutti i colori e dalle più svariate forme tra cui quella più tipica di mezzaluna. Non va dimenticato che soprattutto nelle culture indigene e tribali, gli orecchini rappresentano anche un forte simbolo di seduzione e di erotismo. Nelle notti di festa, durante le danze rituali, oscillando e tintinnando al ritmo frenetico dei tamburi, non hanno altra funzione se non quella di provocare il desiderio del maschio. Torniamo di nuovo alla storia dell’orecchino, i modelli classici rimasero in uso nell’Alto Medioevo, generalmente erano dei pendenti con decorazione di pasta vitrea o pietre; i Bizantini invece produssero orecchini ornati da smalti ad alveoli o da filigrane, rielaborarono forme di origine persiana o indiana. Nell’età romanica si faceva un elevato uso delle grandi piastre, per lo più circolari, ornate di perle, gemme e smalti. Nel Rinascimento invece l’importanza dell’orecchino e il pregio erano denotati dalla lavorazione piuttosto che dalla materia stessa. Il tipo dell’orecchino italiano, documentato da dipinti, fu allora imitato in Germania, Francia, Inghilterra. La produzione popolare è attestata dagli orecchini conservati su statue di madonne e di santi. Nel 18° sec. le gemme prendono il sopravvento come ad esempio in Francia che furono usate le girandoles de diamants.  Nel corso del XIX e XX secolo l’uomo che sceglie di adornarsi con un ciondolo all’orecchio denuncia spesso un modo di essere insolito, stravagante, bizzarro, un certo distacco e rottura sociale. Bohémiens, nomadi, artisti, omosessuali, pantere nere, hippies, punk, skin heads ed altri innumerevoli personaggi lo usano come valido accessorio alla propria diversità. Non ha la stessa valenza per popolazioni o tribù  primitive, dove l’orecchino rappresenta l’ornamento comune ed è utilizzato nelle tre forme più importanti: del pendaglio, attaccato al lobo perforato, dell’anellino  inserito per lo più in serie nell’elice (parte superiore dell’orecchio) e del cilindro o disco  inserito nel lobo. Nella storia della gioielleria quindi l’orecchino è l’unico ornamento attorno al quale ruotano tanti miti, leggende e stravaganze. Infatti, il suo uso sottolinea nel maschio il ruolo di re e nel contempo la figura del pirata, del marinaio, dello zingaro, del poeta, del trasgressivo. I pirati, ad esempio, lo portavano d’oro a scopo assicurativo, nel senso che se fossero rimasti uccisi lontano da casa, pensavano che il gioiello sarebbe stato sufficiente a garantirgli una dignitosa sepoltura.
Nella genesi gli orecchini vengono nominati in associazione alla famiglia di Giacobbe, indicandoli come veri e propri talismani. Su un ritratto di Shakespeare, appare sul suo orecchio sinistro un orecchino, portare un solo orecchino all’epoca pare fosse legato a superstiziose credenze, come quella che voleva uniti l’uomo e la donna che li portavano, nonostante le circostanze li tenessero lontani. L’orecchino, nato con l’uomo e con il desiderio di ornarsi, diventa presto simbolo di appartenenza ad una razza, un clan, una civiltà, una classe.

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